lunedì 9 ottobre 2017

Recensione: Il Grigio del Fumo di Daniele Sartini

Oggi vi parlo di un romanzo ,scritto da un mio concittadino Daniele Sartini, che vi invito caldamente a leggere!


Trama.
Una storia di ferite e rimpianti, ma anche di amicizia. Sonny, un ventiseienne da poco rimasto orfano, si divide tra il lavoro di lavapiatti in un ristorante e le partite a biliardo al bar Mirò. Una vita anonima la sua, impregnata dell'odore acre del rimorso perla prematura morte del padre, di quello ancora pungente per la recente scomparsa della madre e della malinconia suonata dalle canzoni di Rino Gaetano. Grazie all'incontro con Samsung (un bengalese che vende rose), il gioco del biliardo perde la dimensione circoscritta al panno verde e diventa uno spazio che facilita il confronto tra anime diverse. La vita, così, riprende lentamente a scorrere, tra i tuffi nel passato e i silenzi di una casa vuota, mentre dal profondo della coscienza riaffiorano battaglie che non possono più essere rinviate. L'amicizia con Samsung diventa una necessità che porta Sonny fino a New York, per giocare ancora, quasi senza sosta, e provare a vincere la partita più importante: quella per la libertà.

La mia opinione.
Il protagonista è Sonny, un ragazzo di soli ventisei anni ma che sembra averne molti di più. Dopo la morte, prima del padre, poi della madre, Sonny si limita a sopravvivere. La sua vita è un monotono susseguirsi tra un lavoro che non lo soddisfa e le serate passate al bar giocando, a tempo perso, a biliardo.
Sonny è schiacciato dai rimorsi, dal senso di colpa per non essere diventato quello che il padre desiderava, per essere invece una nullità. Ѐ così infatti che si sente e la sua vita, come suggerisce anche il titolo, è un eterno grigiore, una non-vita.
Il grigio sarà il colore dominante dell'intero romanzo, sembra quasi, durante la lettura di percepirlo: è nelle sale da biliardo, nei bar, nel fumo delle sigarette degli avventori, nel traffico, nello stesso cielo.
Ma l'incontro con Samsung, un venditore di rose del Blangadesh, lo risveglierà dal torpore in cui si trova. Samsung sarà il primo a credere in lui e nelle sue capacità come giocatore di biliardo e si fiderà così tanto di Sonny da riporre in lui le speranze di vincere abbastanza denaro per poter tornare a casa, dalla sua famiglia.
Così i due intraprenderanno un viaggio, anche interiore, a New York tra sale da biliardo, scommesse e anche momenti di pericolo. Ma è proprio in quei momenti, davanti al biliardo e al rischio di poter perdere tutto che Sonny comprende che la vita è molto di più che un continuo rimorso.
"Nella vita si può vincere o perdere, vivere o morire, guardare il tramonto o aspettare l'alba, provare dolore senza consolazione o essere felici senza motivo, ma non ci si può far dominare dal rimorso. Perché il rimorso è la più banale delle scuse, è un pretesto per trovare protezione, per non guardare in faccia se stessi."
A New York, l'incontro con una ragazza di nome Gwen, gli darà quel coraggio che gli è mancato durante tutto il romanzo e cioè quello di aprire la lettera che sua madre gli aveva scritto prima di morire. Una lettera davvero toccante quella della madre di Sonny che vi farà commuovere. Una frase che mi ha colpito particolarmente è questa:
" Tutto ciò che ha una cicatrice diventa ancora più prezioso. E questo vale anche nella vita: non nascondiamo più i nostri dolori, ma mostriamoli con orgoglio."
Quanto è vera?
Il romanzo si lascia leggere in poco tempo, grazie anche alla presenza dei dialoghi. Un difetto? Avrei apprezzato che alla fine del romanzo l'autore si soffermasse maggiormente sul cambiamento di Sonny, mostrandoci degli esempi più concreti legati alla sua nuova consapevolezza della vita.

Nessun commento:

Posta un commento